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Borghi

Borghi in Abruzzo

Atri

Su una ridente collina a ridosso della costa sorge, a 444 m. di altitudine, la pre-romana ATRI (in origine "Hadria" o "Hatria"), considerata una delle più antiche città italiane (VII-V secolo a. C.). Fu un’importante colonia in epoca romana, diede i natali alla famiglia dell’imperatore Elio Adriano e di Traiano, subì invasioni barbariche e dominazioni straniere durante il Medioevo, per poi  passare, alla fine del Trecento, sotto il controllo dei signori d’Acquaviva. Ed è nel centro della cittadina che il fascino di questa lunga storia continua a rivelare ancora oggi la sua forza evocativa. Monumenti e palazzi storici,  chiese, musei, scorci suggestivi, sono questi i tanti tasselli dello splendido mosaico che Atri offre ai suoi numerosi visitatori.

SILVI PAESE

Il centro storico si trova sulla parte collinare, a 4 km da Silvi Marina, ad una altitudine di 242 m s.l.m. Anticamente Silvi veniva chiamata Matrinum o Silva (età Romana) e Castel Belfiore o Castrum Silvi (nel medioevo). I primi insediamenti abitativi, soprattutto costieri, risalgono ad epoca romana e sono legati all´antico Municipium di Atri al quale resero numerosi servizi grazie al famoso porto Macrinum (alla foce del torrente Piomba) ed al Porto di Cerrano, punto nevralgico della costa abruzzese e in generale Adriatica. Il territorio di Silvi con il suo Castello e la sua Marina vide sorgere i primi insediamenti in epoca preromana. Nel medioevo divenne feudo benedettino della diocesi di San Giovanni in Venere di Lanciano. Il Comune di Silvi, nella forma moderna, nasce, come il resto dei Comuni d’Italia, con la discesa di Napoleone e la creazione del Regno d’Italia. Con Napoleone, infatti, vennero aboliti i privilegi feudali (1806), ci fu lo sviluppo degli apparati burocratici e molte funzioni vennero affidate ai Comuni. Da visitare la Cattedrale di San Salvatore, dell’XI sec., con torre campanaria del ‘700 e affreschi del XII sec.

CASTELBASSO

Castelbasso, frazione del Comune di Castellalto in provincia di Teramo, sorge su una ripida collina del versante sinistro della vallata del Vomano, da dove gode di un panorama che abbraccia l’Adriatico, la Maiella e il Gran Sasso. Borgo fortificato tra i più suggestivi d’Abruzzo, costruito con pietre del fiume Vomano, mattoni e pozzolana, conserva ancora quasi del tutto integre le imponenti scarpate che una volta reggevano le mura di cinta mentre ora sorreggono case costruite nei secoli XVI-XVII, quando il castello perse la sua funzione difensiva. Già antico possedimento feudale dai Longobardi ai Marchesi Ricci di Macerata, Castelbasso conserva ancora l’impostazione urbanistica medievale con due porte urbiche, un tessuto abitativo compatto segnato da vicoli, sui quali si affacciano abitazioni addossate le une alle altre, e da deliziose piazzette, alcune delle quali sono il risultato dell’abbattimento di case abbandonate e pericolanti. Si distinguono per un’architettura sobria ed elegante palazzo De Sanctis, palazzo Cancrini e palazzo Clemente, sede della Fondazione Malvina Menegaz. Al centro del borgo sorge l’antica chiesa parrocchiale dedicata ai SS. Pietro e Andrea, la quale conserva pregiati elementi architettonici e artistici, quali il portale trecentesco, una scultura coeva raffigurante una Madonna in trono e il battistero del ‘500

CASTELLI

Un pugno di case arroccate sullo strapiombo inaccessibile che lo circonda da tre lati, facilmente difendibile nella parte residua che lo lega alla montagna: un castello, appunto, dove per ragioni di sicurezza si concentrarono in epoca carolingia gli sparsi abitanti dei dintorni. Dall 1200-800 a.C., l’intera area è probabilmente abitata da siculi (motivo per cui è tuttora chiamata Valle Siciliana) diretti dall’Europa del nord-est verso l’Italia meridionale, poi rimpiazzati da popolazioni umbre. L’attuale Castelli sorge in età carolingia: il villaggio cresce e intorno al Mille è sotto il controllo dei monaci benedettini nella Badia di San Salvatore, costruita alle falde del bosco che sovrasta Castelli. Passata poi agli Orsini, sotto Carlo V passa sotto il marchesato dei Mendoza y Alarçon, Grandi di Spagna, che rimangono feudatari della Valle Siciliana fino alla caduta del feudalesimo. Tra montagne innevate e vasti boschi, abbarbicato alla roccia, Castelli è base di partenza per le ascensioni al Gran Sasso e noto per la produzione di maioliche dipinte, iniziata forse con i monaci benedettini (una teoria non confermata dà il merito addirittura agli Etruschi). L’abitato più antico di Castelli converge, con le sue vecchie stradine, verso la piazza centrale, su cui si affacciano il Comune e la parrocchiale di San Giovanni Battista con la sua monumentale scalinata in pietra bianca. Su un’altura poco distante dal centro abitato sorge la chiesa di San Donato, edificata agli inizi del Seicento ampliando una preesistente “cona” (piccola chiesa di campagna). Fu Carlo Levi nel 1963 a definirla “la cappella Sistina della maiolica” per il meraviglioso soffitto maiolicato, unico in Italia, realizzato tra il 1615 e il 1617 con la corale partecipazione di tutti i ceramisti castellani, i quali, animati da un grande devozione, dipinsero in totale libertà espressiva: i mattoni rappresentano santi, rosoni, simboli araldici, animali, decorazioni geometriche, ritratti e invocazioni alla Madonna. Non si può lasciare Castelli senza aver visitato il museo delle Ceramiche, ospitato nel convento francescano dei Frati Minori Osservanti, ampliato alla fine del Seicento quando fu costruita la nuova chiesa dedicata a Santa Maria di Costantinopoli (1693) e fu affrescato il chiostro con uno splendido ciclo di autore ignoto, rappresentante scene della Vita della Madonna (1712).

ISOLA DEL GRAN SASSO

Nel cuore della Valle Siciliana, ai piedi dell’imponente catena del Gran Sasso, sorge il borgo medievale di Isola, meta ideale per gli amanti della montagna e delle incommensurabili bellezze che solo essa sa offrire. Oggi, la vocazione turistica di Isola del Gran Sasso è legata soprattutto alla presenza del celebre Santuario di San Gabriele dell’Addolorata, tappa obbigata del turismo religioso nella nostra regione e capace di attrarre ogni anno milioni di pellegrini provenienti da qualsiasi parte del pianeta. Merita una visita anche il centro storico di Isola con l'antico Castello dell'Insula, chiuso da tre porte, recinto da fosso e palizzata, e forte per natura perchè compreso tra i corsi ivi confluenti dei due fiumi Ruzzo e Mavone, conserva ancora i segni del suo suggestivo passato e in particolare del periodo medievale: antiche fortificazioni con le due porte d'ingresso, strade deserte e silenziose, ricche di echi e di ricordi antichi, così strette che le case sembrano in alto toccarsi; finestre finemente disegnate, con architravi e stipiti in pietra lavorata, recanti incisi i famosi motti, posti quali ammonimenti dal sapore biblico e popolaresco, e tante opere d'arte; tracce della storia passata si sono conservate in modo singolare anche nella toponomastica.

CIVITELLA DEL TRONTO

Tibidella”, l’antico borgo, nacque intorno al IX-X sec.. In questo periodo è documentata l’esistenza di una prima struttura fortificata che, alla fine del XIII sec., si trasformerà in una fortezza munita per volere degli Angioini, che a pochi km posizionarono il confine fra il Regno di Napoli e lo Stato Pontificio. Nel 1557, nonostante il lungo assedio posto dai francesi, la fortezza rimase inespugnata: il Re di Spagna Filippo II ne comprese le potenzialità e le attribuì l’appellativo di Fedelissima; per suo volere furono demolite le preesistenti fortificazioni angioine e aragonesi, ormai superate dalle nuove tecniche militari d’assedio che prevedevano l’uso dei cannoni, e la fortezza fu ricostruita estesa e possente così come ci appare oggi. Passata dalla dominazione asburgica a quella borbonica, nel 1860-1861, Civitella, la “Fedelissima”, al grido di “viva Francesco, morte a Vittorio Emanuele” oppose un’ostinata resistenza alle truppe piemontesi; la fortezza cadde il 20 marzo 1861 e fu l’ultima roccaforte a togliere la bandiera gigliata dei Borboni, quando erano già cadute le piazze di Messina e Gaeta.

Elevato su un possente masso granitico sulla strada che congiunge Ascoli e Teramo, il borgo è capace di stupire in ogni stagione, sia quando i boschi sui fianchi dei monti s’incendiano di colori decisi, sia quando l’inverno spruzza di neve le tegole. Panorami tersi e infiniti incorniciano i resti della cerchia muraria del XIII secolo che caratterizza questa città-fortezza, baluardo settentrionale del Regno di Napoli al confine con lo Stato Pontificio. Incastonata in cima al paese come un’acropoli, Importante opera d’ingegneria militare, è tra le fortificazioni più grandi d’Europa e attira ogni anno migliaia di visitatori; all'interno è visitabile il Museo delle Armi. Da visitare anche il sottostante borgo, dove oggi pacificamente ci si può perdere nelle stradine - chiamate alla francese “rue” - tra le quali pare vi sia la più stretta d’Italia: la “ruetta”. Il passaggio dei lapicidi comacini e lombardi - i “magistri vagantes” già distintisi nell’Ascolano - ha lasciato nelle robuste architetture degli elementi ricorrenti che le rendono più gentili. Vi sono graziosi edifici di culto, come la collegiata di San Lorenzo della fine del XVI secolo, o la chiesa di San Francesco, o ancora la piccola chiesa di Santa Maria degli Angeli è detta anche “della Scopa” per via della Confraternita che vi s’insediò.

SANTO STEFANO DI SESSANIO

Il borgo di Santo Stefano di Sessanio è uno dei più suggestivi insediamenti dell’intero Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. È un paese completamente costruito in pietra calcarea bianca, il cui candore è stato reso opaco dal tempo. Il borgo è considerato tra i più belli d’Abruzzo per gli integri valori ambientali, per il decoro architettonico e per l’omogeneità stilistica. Le strade che lo attraversano, da percorrere rigorosamente a piedi, si presentano in ricchissima varietà, dall’erta scalinata che costeggia la chiesa di Maria in Ruvo (XIII-XIV secolo), ai tortuosi selciati che si insinuano tra le abitazioni e conducono alla torre, al lungo percorso ricavato sotto le case per proteggerle dalla neve e dai gelidi venti invernali.

Il nome Sessanio deriva dal nome dell’insediamento romano Sextantio; passato dal dominio longobardo alla proprietà del monastero benedettino di San Vincenzo al Volturno, si consolidò, intorno all’anno mille, in un borgo fortificato. Alla fine del 1400, sotto gli Aragonesi, il paese vede un forte sviluppo della pastorizia e della transumanza al punto da diventare punto di riferimento per il mercato della lana, fino al 1579, anno in cui Costanza Piccolomini cede la Baronia ai Medici di Firenze, cui queste terre apparterranno fino al 1743. In questo periodo Santo Stefano raggiunge il massimo splendore come base operativa della Signoria di Firenze per il fiorente commercio della lana “carfagna”, qui prodotta e poi lavorata in Toscana e venduta in tutta Europa. Con l’unità d’Italia e la privatizzazione delle terre del Tavoliere delle Puglie termina l’attività millenaria della transumanza e inizia un processo di decadenza del borgo che vede fortemente ridotta la popolazione a causa del fenomeno dell’emigrazione.