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Chiese e monumenti

Chiese e monumenti

CATTEDRALE DI ATRI

Su una ridente collina a ridosso della costa sorge, a 444 m. di altitudine, la pre-romana ATRI (in origine "Hadria" o "Hatria"), considerata una delle più antiche città italiane (VII-V secolo a. C.). Fu un’importante colonia in epoca romana, diede i natali alla famiglia dell’imperatore Elio Adriano e di Traiano, subì invasioni barbariche e dominazioni straniere durante il Medioevo, per poi  passare, alla fine del Trecento, sotto il controllo dei signori d’Acquaviva. Ed è nel centro della cittadina che il fascino di questa lunga storia continua a rivelare ancora oggi la sua forza evocativa. Monumenti e palazzi storici,  chiese, musei, scorci suggestivi, sono questi i tanti tasselli dello splendido mosaico che Atri offre ai suoi numerosi visitatori.

LE CHIESE ROMANICHE LUNGO IL VOMANO

SANTA MARIA DI PROPEZANO

Il complesso di Santa Maria di Propezzano sorge sul luogo dove, secondo tradizione, il 10 maggio 715 la Madonna apparve a tre pellegrini tedeschi di ritorno dalla Terra Santa. Da allora e per tutto il Medioevo, la chiesa dedicata a "Santa Maria propitia pauperis" e l'annesso monastero rappresentarono un importante punto di riferimento lungo il percorso adriatico verso la Terra Santa. Stile romanico e gotico si confondono nel delineare la struttura architettonica dell’edificio, preceduto da un portico accanto al quale si apre la grandiosa Porta santa di scuola atriana (Raimondo del Poggio con probabile datazione 1315). La parte di destra presenta un portale detto Porta Santa che viene aperto solo il 10 maggio e il giorno dell’Ascensione. L’interno della chiesa è a tre navate divise da archi a tutto sesto e conserva resti di affreschi quattrocenteschi.

All’interno del convento (non sempre visitabile) si trova il chiostro del XVI secolo, con doppio ordine di arcate e pozzo nel mezzo; nelle lunette del chiostro ci sono resti di affreschi seicenteschi del pittore polacco Sebastiano Majewski e nella sala del refettorio affreschi del cinquecento con le storie della legenda di fondazione.

SAN CLEMENTE A VOMANO

Riaperta al pubblico nel 2008 dopo un lungo lavoro di restauro, l'Abbazia di San Clemente fu fondata secondo tradizione nell'874 per volontà di Ermengarda, madre dell'Imperatore Ludovico II dei Franchi (pronipote di Carlo Magno). Sull'ornato del portale appare incisa la data 1108, alla quale si fa risalire la nuova fabbrica. Il relativo monastero, abbandonato dai monaci, crollò nel XVI secolo. La chiesa rimase fortunatamente in piedi, anche se bisognosa di pressanti opere di stabilizzazione. L'interno è a tre navate, terminanti con absidi semicircolari; il presbiterio, rialzato da dieci gradini, presenta un prezioso ciborio a pianta quadrata, il più antico d'Abruzzo (XII secolo), finemente intagliato da Roberto e da suo padre Ruggiero. È sostenuto da quattro colonnine in pietra, con ricchi capitelli. La decorazione è costituita da stucchi a fine intreccio con bellissime figure.

SANTA MARIA DI RONZANO

Isolata nella valle del Mavone, la Chiesa rappresenta uno dei monumenti medievali più originali d'Abruzzo. Fu edificata con tutta probabilità nel XII secolo e fece parte di un importante complesso monastico benedettino. Le sue caratteristiche strutturali l'avvicinano ad altri edifici relligiosi dal chiaro stile del romanico pugliese (in espansione nella nostra regione proprio in quel periodo). Deriva infatti dal cantiere di San Nicola a Bari l'abitudine di inserire la parte absidale all'interno di una scatola muraria che ne nasconde completamente l'articolazione.

La pianta è quella classica benedettina a tre navate terminanti in absidi, con archi a tutto sesto che impostano su pilastri cruciformi e transetto lievemente sporgente sui due lati. Una grande semplicità ed eleganza di linee caratterizza il complesso e la sua decorazione.

Un interessantssimo ciclo di affreschi ricopre l'abside e parte del transetto, Di grande bellezza le figure dell'Annunciazione, con figurazioni che rievocano il gusto gotico del Nord Europa.

IL SANTUARIO DI SAN GABRIELE

La fondazione del Convento di Isola, secondo la leggenda sarebbe legata alla presenza dello stesso San Francesco di Assisi: per molti secoli fu affidato ai conventuali che dovettero abbandonarlo dopo la soppressione degli ordini religiosi da parte dei francesi. Nel 1847 fu affidato ai padri Passionisti e la sua fama è legata a San Gabriele dell’Addolorata, un giovane novizio che qui morì nel 1862 a soli 24 anni. È lì venerato, nel santuario che porta il suo nome, meta di pellegrinaggi, soprattutto giovanili. È santo dal 1920, copatrono dell'Azione cattolica e patrono dell'Abruzzo. Il santuario ai piedi del Gran Sasso, in provincia di Teramo, è tra i più conosciuti in Italia e in Europa. Una recente classifica lo colloca tra i primi quindici santuari più frequentati del mondo.  Due milioni di pellegrini vi arrivano ogni anno per pregare sulla tomba del giovane studente passionista San Gabriele dell'Addolorata. L'aspetto che più colpisce chi arriva al santuario è la massiccia presenza dei giovani. San Gabriele è innanzitutto il santo dei giovani. Sono centinaia di migliaia i giovani che vanno da lui ogni anno per una sosta di preghiera. Ogni anno, ai primi di marzo, migliaia di studenti delle scuole medie superiori dell'Abruzzo e delle Marche arrivano al santuario per una giornata di spiritualità a "cento giorni dagli esami di maturità". Ogni anno, a fine agosto, migliaia di giovani da tutta Italia si accampano per cinque giorni al santuario per la Tendopoli-Festa dei giovani, dando vita ad un meeting religioso fatto di incontri, conferenze, preghiera, testimonianze.

SAN CLEMENTE A CASAURIA

Una delle chiese abbaziali più interessanti della regione, importante monumento di transizione dal romanico al gotico cistercense. Sorta come ex voto nell'871su un preesistente insediamento romano, per volontà dell'imperatore Lodovico II, l’abbazia e il monastero custodiscono le reliquie di S. Clemente papa e martire. L'abbazia divenne potente per i beni donati dall'imperatore, ma nel 920 fu saccheggiata da Saraceni; risorse lentamente e si arricchì dopo il Mille per varie donazioni e venne consacrata nel 1105. Fu questo il periodo di massimo splendore dell'abbazia, poi cominciò la decadenza; nel sec. XIV il monastero divenne commenda e nel 1775 fu dichiarato di regio patronato. Del monastero, che conteneva in origine un ricco chiostro a colonnine binate, resta solo un'ala, rifatta nel '700 e ridotta ora al pianterreno per il terremoto del 1915, che arrecò danni anche alla chiesa, già restaurata nel 1891. Restauri condotti nei primi decenni del Novecento hanno portato alla sistemazione del monumento. La facciata è preceduta da uno stupendo portico , quasi intatto da manomissioni, a tre arcate divise da pilastri rettangolari con colonne addossate su ogni faccia: conserva bellissimi capitelli, ricchi di sagome e di fregi a intreccio finemente modellati. L'interno maestoso riproduce un tipo di transizione dal romanico al gotico cistercense: è a croce latina coi bracci poco sporgenti, diviso in tre navate e con un'unica abside semicircolare. Un magnifico ambone e un raffinato candelabro decorano ancora l’interno.

SAN CLEMENTE A CASAURIA

Una delle chiese abbaziali più interessanti della regione, importante monumento di transizione dal romanico al gotico cistercense. Sorta come ex voto nell'871su un preesistente insediamento romano, per volontà dell'imperatore Lodovico II, l’abbazia e il monastero custodiscono le reliquie di S. Clemente papa e martire. L'abbazia divenne potente per i beni donati dall'imperatore, ma nel 920 fu saccheggiata da Saraceni; risorse lentamente e si arricchì dopo il Mille per varie donazioni e venne consacrata nel 1105. Fu questo il periodo di massimo splendore dell'abbazia, poi cominciò la decadenza; nel sec. XIV il monastero divenne commenda e nel 1775 fu dichiarato di regio patronato. Del monastero, che conteneva in origine un ricco chiostro a colonnine binate, resta solo un'ala, rifatta nel '700 e ridotta ora al pianterreno per il terremoto del 1915, che arrecò danni anche alla chiesa, già restaurata nel 1891. Restauri condotti nei primi decenni del Novecento hanno portato alla sistemazione del monumento. La facciata è preceduta da uno stupendo portico , quasi intatto da manomissioni, a tre arcate divise da pilastri rettangolari con colonne addossate su ogni faccia: conserva bellissimi capitelli, ricchi di sagome e di fregi a intreccio finemente modellati. L'interno maestoso riproduce un tipo di transizione dal romanico al gotico cistercense: è a croce latina coi bracci poco sporgenti, diviso in tre navate e con un'unica abside semicircolare. Un magnifico ambone e un raffinato candelabro decorano ancora l’interno.

SANTO STEFANO DI SESSANIO

Il borgo di Santo Stefano di Sessanio è uno dei più suggestivi insediamenti dell’intero Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. È un paese completamente costruito in pietra calcarea bianca, il cui candore è stato reso opaco dal tempo. Il borgo è considerato tra i più belli d’Abruzzo per gli integri valori ambientali, per il decoro architettonico e per l’omogeneità stilistica. Le strade che lo attraversano, da percorrere rigorosamente a piedi, si presentano in ricchissima varietà, dall’erta scalinata che costeggia la chiesa di Maria in Ruvo (XIII-XIV secolo), ai tortuosi selciati che si insinuano tra le abitazioni e conducono alla torre, al lungo percorso ricavato sotto le case per proteggerle dalla neve e dai gelidi venti invernali.

Il nome Sessanio deriva dal nome dell’insediamento romano Sextantio; passato dal dominio longobardo alla proprietà del monastero benedettino di San Vincenzo al Volturno, si consolidò, intorno all’anno mille, in un borgo fortificato. Alla fine del 1400, sotto gli Aragonesi, il paese vede un forte sviluppo della pastorizia e della transumanza al punto da diventare punto di riferimento per il mercato della lana, fino al 1579, anno in cui Costanza Piccolomini cede la Baronia ai Medici di Firenze, cui queste terre apparterranno fino al 1743. In questo periodo Santo Stefano raggiunge il massimo splendore come base operativa della Signoria di Firenze per il fiorente commercio della lana “carfagna”, qui prodotta e poi lavorata in Toscana e venduta in tutta Europa. Con l’unità d’Italia e la privatizzazione delle terre del Tavoliere delle Puglie termina l’attività millenaria della transumanza e inizia un processo di decadenza del borgo che vede fortemente ridotta la popolazione a causa del fenomeno dell’emigrazione.

VOLTO SANTO DI MANOPPELLO

Nel Santuario del Volto Santo in provincia di Pescara il popolo venera da più di 400 anni l’immagine di Cristo: per tutti è la Veronica (la “vera icona”), il velo su cui sarebbe rimasto impresso il Volto di Gesù Cristo. Il Volto Santo è in questo velo di 17x24 cm che mostra un volto maschile con lunghi capelli e barba divisi in due bande. L’immagine è visibile da entrambi i lati del telo: i colori sono leggeri, gli occhi sono diretti verso l’alto e le pupille sono completamente aperte, tutti i tratti sono irregolari. Da dove è arrivata la misteriosa reliquia? La tradizione si basa su una storia scritta da Padre Donato da Bomba nel 1640: in un giorno sconosciuto dell’anno 1506 il fisico e astrologo Giacomo Antonio Leonelli, incontra un uomo forestiero arrivato a Manoppello. Il forestiero lo invita ad entrare con lui nella chiesa e gli consegna un misterioso velo incartato per poi sparire. Il velo fu poi donato ai frati Cappuccini, che da allora lo custodiscono in una cornice che ancora oggi si può vedere.

MIRACOLO EUCARISTICO DI LANCIANO

La chiesa conserva la testimonianza del più antico miracolo eucaristico del mondo cattolico. Intorno all'anno 700, nella chiesa di San Legonziano, un monaco basiliano manifestò infatti dei dubbi sulla reale presenza di Cristo nell'Eucarestia. Durante la messa, però, l'ostia e il vino consacrati si trasformarono realmente in carne e in sangue. Custodite prima dai Basiliani, poi dai Benedettini e infine dai Frati Minori Conventuali, le due reliquie sono oggi conservate rispettivamente in un ostensorio d'argento di scuola napoletana (1713) e in un'ampolla di cristallo, poste nel secondo tabernacolo dell'altare monumentale,  al centro del presbiterio. Oggi come in passato, le reliquie consistono in cinque gocce di sangue coagulato e nella sottile membrana di carne risultato della trasformazione dell'ostia. Gli esami istologici eseguiti con assoluto rigore scientifico e documentati da una serie di fotografie al microscopio, effettuati nel 1971 e nel 1981 nell'ospedale di Arezzo, hanno dimostrato che si tratta di sangue e tessuto cardiaco umani con lo stesso gruppo sanguigno:AB e che non sono mai stati trattati per la conservazione. Il santuario del Miracolo Eucaristico vede sfilare, ogni anno, decine di migliaia di fedeli, provenienti da tutto il mondo.